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Angry Birds, analisi di un fenomeno

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Angry Birds, analisi di un fenomeno

Ci sono applicazioni nate per fare successo, di cui si parla anche mesi prima del lancio e sono attese in tutto il mondo, ma ci sono anche altre applicazioni che ottengono un successo tanto inaspettato quanto travolgente: stiamo parlando, in questo caso, di Angry Birds.

Prima di dicembre 2009 Rovio, la casa produttrice finlandese di Angry Birds, era sull’orlo del fallimento, mentre ora, a più di un anno di distanza, ha creato un brand di enorme impatto e remunerativo. Come ha fatto Angry Birds a ottenere un così rapido quanto incredibile successo? Quali sono le ragioni?

Con l’avvento degli smartphone touchscreen, sono nati anche i videogiochi appositi: le grandi case si sono adoperate per produrre giochi di alto livello ma di alta complessità di controllo, riscuotendo un successo mediocre. Non avevano capito che per questi cellulari moderni i videogiochi di successo sono quelli all’insegna della semplicità d’utilizzo, non troppo impegnativi e adatti a coprire dei piccoli tratti di tempo libero.

Questo è Angry Birds: un gioco molto semplice (e a bassissimo costo, solamente 0,79 cent) in cui basta trascinare un dito per scagliare un uccello contro dei maiali verdi e al massimo toccare lo schermo un’altra volta per attivare l’abilità speciale del volatile fiondato. Un sistema di gioco alla portata di tutti e che crea dipendenza, perfetto per il gioco mentre si aspetta l’autobus alla fermata o mentre si è in treno. Mettiamoci pure che questi uccelli arrabbiati ispirano una simpatia naturale ed ecco il mix perfetto per un gioco virale. Il gioco giusto al momento giusto.

In pochissimo tempo grazie al tam tam di Internet e alle classifiche di App Store, che Angry Birds ha scalato molto in fretta, il gioco è diventato un fenomeno di massa: tutti i possessori di smartphone lo conoscono, che lo apprezzino o meno. Rovio ha però tra le mani molto di più di un semplice videogioco: il brand degli uccelli arrabbiati piace tanto che il merchandising (come pupazzi, magliette…) va a ruba e pare ci sia l’intenzione di farvi una serie animata, addirittura persino un film d’animazione, forse.

Dopo Angry Birds è arrivato Angry Birds Seasons, che ha introdotto dei livelli basati sulle festività più famose, come Halloween, Natale, San Valentino e San Patrizio. E’ uscito invece qualche giorno fa, in collaborazione con la Dreamworks, Angry Birds Rio, nel quale sono presenti anche alcuni personaggi di Rio, il film d’animazione in uscita nelle sale cinematografiche. Il sistema di gioco è sempre rimasto praticamente invariato, con qualche sottile differenza sull’ultimo, il cui scopo è prima liberare gli uccelli di Rio dalle gabbie, poi di attaccare delle scimmie e, nel livello conclusivo, di abbattere un grande uccello bianco, l’antagonista del film. Come si evolverà la serie in futuro?

Come vi avevamo anticipato, Angry Birds sbarcherà anche su Facebook, introducendo un sistema di gioco collaborativo su cui non è ancora stata fatta molta luce. La sensazione è comunque che Rovio d’ora in poi punterà non tanto sul videogioco, quanto sugli uccelli in sè, per produrre serie animate e film, sfruttandone il successo commerciale.

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